Legge regionale per lo studio del siciliano nelle scuole, in realtà come recita il testo “si propone di promuovere la valorizzazione e l'insegnamento della storia, della letteratura e della lingua siciliana

nelle scuole di ogni ordine e grado.”. Finalmente. Lo scrittore Vincenzo Consolo ritiene la proposta una deriva leghista, cosa teme? Il riconoscimento delle radici culturali non implica distacco o disconoscimento delle unità, non credo sia ancora necessario rileggere “Impero” per accorgersi che la nuova evoluzione socio-politica nata con le grandi aggregazioni conduce, dopo i Principati, i Regni, gli Imperi e gli Stati Sovrani, al riconoscimento delle comunità etniche senza che questo coincida con il disfacimento dell'unità più ampie. Non credo nemmeno che si debba rispolverare la storia o studiare la “Soft Pawer” per riconoscere che la cancellazione della cultura e della lingua locale è potere.

Il prof. Giovanni Ruffino prende leggermente le distanze perché non sono stati consultati i linguisti, difesa d'ufficio o voluta confusione tra scelte strategiche e scelte operative? Giusto consultarli per definire l'applicazione della legge che, condivido, “non può essere fatta a cuor leggero”, ma la scelta di base riguarda, semmai, tutti gli ambiti culturali e non limitatamente quelli lunguistici. Plaudo alla proposta di legge.